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“La Montagna italiana nello sviluppo rurale: problematiche e prospettive economiche, sociali, ambientali e istituzionali”. Mauro Marcantoni partecipa all’evento organizzato dall’Accademia dei Georgofili a Firenze il 24 febbraio.
21/02/2017
Mauro Marcantoni vince il Premio Sibilla. A Roma, presso la Biblioteca del Senato della Repubblica, la premiazione il prossimo 8 ottobre.
01/10/2016

Gli ambiti in cui IASA ha maturato le esperienze più significative sono i programmi di sviluppo territoriale, la ricerca socio-economica e le indagini di mercato. IASA, inoltre, si occupa della crescita economica e sociale delle imprese e dell’orientamento all’efficienza, all’efficacia, all’economicità e alla soddisfazione del cittadino utente degli enti pubblici.

LA MONTAGNA PERDUTA. Come la pianura ha condizionato lo sviluppo italiano

a cura di Gianfranco Cerea e Mauro Marcantoni, tsm-Trentino School of Management, Trento, 2016, pp. 124
Copertina (clic per ingrandire)
LA MONTAGNA PERDUTA. Come la pianura ha condizionato lo sviluppo italiano

 

 

Presidio idrogeologico e della biodiversità, custode della qualità dell’aria e della qualità delle acque – dunque della qualità della vita – la montagna in Italia non gode di buona stampa. La sua immagine è quella di uno spazio residuale, mentre il territorio nazionale, in realtà, è prevalentemente montuoso. Si pensa alla montagna come a un’Arcadia, mentre è un prezioso bene comune. La si associa all’idea di conservazione e di passato, mentre molte esperienze dimostrano che la prospettiva per la montagna può essere quella di una nuova progettualità. D’altra parte dal dopoguerra ad oggi le dinamiche sociali dei territori d’alta quota, per l’agire congiunto di una minore forza politica e di un maggiore costo delle opere, sono state caratterizzate da fenomeni di spopolamento e abbandono, e i numeri sono lì a dimostrarlo: se la popolazione italiana negli ultimi 60 anni è cresciuta di circa 12 milioni di persone, la montagna ne ha perse circa 900 mila. Tutta la crescita, in pratica, si è concentrata in pianura (8,8 milioni di residenti) e collina (circa 4 milioni). Un dissanguamento del quale si è parlato poco. Prova a farlo oggi, fornendo dati e statistiche, il rapporto “La montagna perduta. Come la pianura ha condizionato lo sviluppo italiano”.


La ricerca promossa da CER (Centro Europa Ricerche) e tsm-Trentino School of Management è stata realizzata da un gruppo di lavoro composto da Gianfranco Cerea, Stefano Fantacone, Petya Garalova, Mauro Marcantoni e Antonio Preiti. Il rapporto è la descrizione di un declino, con dati e raffronti inediti. Ma è anche uno strumento per chi voglia porsi nella prospettiva di ripensamento del sistema di gestione dei beni comuni, dei servizi pubblici, delle attrezzature collettive, contribuendo a fornire risposte alla domanda estesa di nuove forme di governo dei territori e della cosa pubblica.


Dal report emerge che lo spopolamento delle aree montane è un processo non uniforme, perché in due regioni, il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta, la popolazione è aumentata. La dotazione di infrastrutture, un’accessibilità maggiore ai servizi pubblici essenziali (sanità, istruzione, trasporti), una qualità della vita civile elevata ne hanno determinato la crescita. I comuni montani non si sono spopolati, anzi hanno accresciuto la loro popolazione, laddove i servizi sono efficienti e l’agricoltura ha saputo trasformarsi seguendo criteri di grande modernità. Lo studio mette evidenza così un punto fondamentale: la montagna non è condannata dall’orografia ma dalle politiche pubbliche. La montagna con politiche pubbliche adeguate e favorevoli, come nelle due regioni citate, può ambire a un ruolo di primo piano nello sviluppo del Paese.